sabato 16 dicembre 2017

Son tornata (forse)

Negli ultimi anni sono successe molte cose nella mia vita. Tantissime. 
Per prima cosa ho avuto un bellissimo bimbo che ora ha 2 anni e potete ben capire la quantità di impegno e di amore di questi anni.

Ho avuto anche una bella esperienza di blogger con un gruppo che cresce ogni giorno di più. Poi mi sono fermata. 200 cose insieme non si possono fare.

Eppure c'è qualcosa che mi spinge a scrivere, un po' come quando apri un bel vasetto di Nutella e ti accorgi che un cucchiaino non basta. Scrivere forse è peggio della Nutella. Prima o poi il cioccolato ti nausea, di scrivere invece non ti sazi mai, di far sgorgare quelle parole che magari hai lì da anni che aspettano solo un bel motivo per uscire tutte insieme.

Quante volte ho pensato di scrivere un libro! Vi capita mai? L'ho sempre scritto "a mente". 
Il mio primo libro si intitolava "Non vorrei mai crescere": l'ho scritto in piena crisi esistenziale quando ho iniziato a lavorare 14 ore al giorno. Poi ho scritto "La storia della mia famiglia" con tutti i dettagli sulla vita dei miei nonni. Poi ho scritto un diario a mio figlio, sempre "a mente", ma poi effettivamente non ho mai avuto modo di prendere carta e penna, ho sempre preferito stare con lui ed abbracciarlo forte. 
So che potrebbe capitare di scrivere un nuovo libro e stavolta sulla mia vita, ultimamente stanno succedendo così tante cose che ancora non ho capito su quale concentrami. Bene, ora vi ho detto tutto, non mi resta che viverle. Intanto, se non vi dispiace, tempero la mia matita. 


venerdì 24 febbraio 2017

La libreria di Roberto

Quando ero piccola avevo una passione per mio zio materno. 
Non so se qualcuno della mia famiglia se ne sia mai accorto, forse perché non l'ho mai detto a nessuno. Ripetevo a tutti "mio zio è il più normale di tutti", ma a quell'epoca non ho mai capito perché usavo così spesso la parola "normale".
Crescendo ho compreso: mio zio era affetto da schizofrenia. 
Era, perché, purtroppo, ci ha lasciato nel 2010. 
Le malattie talvolta sono un grosso tabù e chi ne soffre viene unicamente marchiato come "Non è normale". 
Per me, mio zio, era normalissimo: lui era semplicemente mio zio, la persona che, sentendomi cantare una canzone di un cartone animato, la cantava con me. La persona che mi chiedeva 10 volte al giorno "Barbara, Barbarina, quanti anni hai?". E per 10 volte gli dicevo quanti anni avevo.

Inutile dire che quando è mancato ha lasciato un vuoto incolmabile e una valanga di ricordi. Perché per la nostra famiglia Roby era tutto: una persona buona, una persona da proteggere.

Come si può immaginare, non è facile la vita di una persona affetta da una malattia mentale, non è facile per la persona stessa e non è facile per la famiglia.
Non sempre si viene aiutati come si vorrebbe. E quando ci si sente soli c'è solo una via d'uscita, quella della condivisione, del raccontarsi le proprie esperienze per affrontarle, per alleviare il dolore psicologico.
Ecco come nascono i gruppi di mutuo aiuto. 

Mia zia, la sorella di Roberto, dal 2007 è presidente dell’Associazione “G.A.M.A.” Onlus (Gruppi Auto Mutuo Aiuto) e facilitatore del  Gruppo A.M.A.” Insieme". L’Associazione nasce  con l'esigenza di rompere l'isolamento: le persone che ne fanno parte raccontano le proprie esperienze con l'obiettivo di trovare soluzioni e informazioni. Raccontarsi però non è solo sedersi su una sedia e parlare, è anche svolgere attività insieme. E di attività "il gruppo" ne fa tante: laboratori di ceramica,  gite sociali, addirittura teatro! 

Così quando l'estate scorsa ho guardato la mia libreria piena dei miei tanto amati libri, mi è venuta un'idea. Ho scritto subito a mia zia e le ho chiesto cosa ne pensasse di creare, per il gruppo, una biblioteca dedicata al mio caro zio che tanto amava leggere. I miei libri avrebbero vissuto una vita nuova, sarebbero stati letti da persone che si meritano tanto, sarebbero stati condivisi per una buona, ottima causa.
E così oggi è arrivata la foto. La foto della libreria di Roberto. 

La felicità è reale solo quando è condivisa (film Into the wild).

martedì 27 dicembre 2016

Siete sicuri di voler seguire questo blog?!

No dai, non sto scherzando. Questo è il mio primo blog serio, oh mamma serio, diciamo consapevole.. rinasce dopo un primo esperimento del lontano 2011..
L’ho immaginato mille volte, l’ho studiato tanto, ma in realtà, ora, davanti al primo, primissimo articolo del 2016.. ecco.. non so cosa scrivere..

Perché non voglio dire qualcosa che poi non sarà. Cioè non vi parlerò mai di nouvelle cuisine, di massimi sistemi, di cose che a malapena conosco. Tante, troppe persone si improvvisano professoroni. Io no, anzi, se non so le cose, sto semplicemente zitta..

In questo blog vi racconterò di me, della mia vita incasinata, delle mie passioni, dei libri che ho letto (ho recuperato alcune recensioni del vecchio blog), di quelli che vorrei leggere. Della mia esperienza da mamma, del mio interesse per il bio, di ciò che penso e di tutto ciò che mi capita e mi capiterà di pensare.
E raccontare tutto questo non è per niente facile.. quindi.. siete proprio sicuri di voler seguire questo blog?Dai, datemi fiducia, al massimo ve ne pentirete, o no?!
Babi :)